La Comunità
Serve un patto nuovo che abbracci sogni e bisogni

Serve un patto nuovo che abbracci sogni e bisogni
Il Manifesto per un Pacchetto Integrazione e la modifica della legge 381
Il contributo di Claudia Fiaschi al nuovo numero di STORIE DI QUESTO MONDO
Certamente è tempo di una nuova forma di cittadinanza. La continua e diversificata mobilità delle persone nei territori interroga le comunità umane, ne riconfigura periodicamente la demografia culturale e richiede uno sforzo nuovo: ridefinire i patti di convivenza umana che rendono possibile l’esistenza di una comunità nei suoi elementi costitutivi: l’identità linguistica, culturale, religiosa, i codici condivisi di comportamento, forme, luoghi e modi della comunicazione e della socialità, ruoli e funzioni di ciascuna delle parti nella e per la collettività ed infine strumenti (leggi, scelte, azioni, servizi) capaci di trasformare in fatti diritti e responsabilità. I flussi migratori interni ed esterni vanno disegnando di fatto nuove forme di convivenza umana, nuovi legami di tipo familiare e nuove geografie nel mondo delle imprese e nel mondo del lavoro.
Tutto questo accade in un Paese alle prese con il contenimento della spesa pubblica, col rilancio di una economia affaticata, con la ridefinizione complessiva del sistema di protezione sociale, sfide complesse in grado di compromettere la coesione sociale del sistema.
Alla luce di questa consapevolezza è urgente una riscrittura del patto di convivenza comunitaria capace di tenere insieme sogni e bisogni degli uomini e delle donne che abitano da sempre, da poco e anche solo transitoriamente nelle nostre comunità.
Uno sforzo per definire in quale modo le moderne comunità intendano proteggere e sostenere gli individui che in essa vivono, giungono e partono, che in essa operano, sviluppano ricchezza, lavoro, socialità prossimità a prescindere dalle iconografie culturali che li accompagnano, ingaggiandoli in un patto capace di tenere insieme diritti e responsabilità degli individui, diritti e responsabilità della comunità.
E’ necessario un nuovo civismo che tenga conto di come oggi viviamo: attraversando comunità, necessitando tutti di una capacità di mettere radici sufficienti nei luoghi che attraversiamo, senza perdere le radici profonde che ci legano ai luoghi da cui proveniamo e a cui “torniamo”.
In questa ottica il Manifesto è un esercizio prezioso e anche coraggioso.
Prezioso perché prova a misurarsi con la concretezza e anche con i vincoli che la concretezza rende immediatamente evidenti, partendo da ciò che esiste e che può essere semplicemente riarticolato in modo diverso.
Coraggioso perché, in un tempo in cui spesso si privilegia il dibattito e la discussione come premessa di ogni decisione e azione, accetta la sfida di mettere in piazza proposte concrete, di offrirle alla discussione comune e quindi soggette ad essere emendate, perfezionate, affinate.
Coraggioso anche perché prova a stanare i diversi attori della nostra comunità nazionale ed ingaggiarli in piccoli o grandi -ma comuni- impegni per divenire tutti, ciascuno alla luce della propria identità e della propria missione, costruttori di una paese “buono per viverci” così come lo sognano ogni giorno le persone che lo abitano.
Una comunità casa dei sogni e dei bisogni degli uomini e non mercato degli interessi piccoli e grandi che attraversano un territorio, talvolta senza neppure abitarlo.
Anche questo viaggio è appena cominciato. Buona strada.
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